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Paragrafo 3 . La sconfitta del particolarismo italiano.
     
L'anomala  formazione del regno di Napoli, nato da un lungo  conflitto
avvenuto  nel  Quattrocento fra Angioini ed Aragonesi  (vedi  capitolo
Sei,  paragrafo  3), fu il motivo di fondo anche della sua  definitiva
caduta.
     Strategicamente importante per la sua posizione nel  Mediterraneo
fra  Oriente ed Occidente, fu aspramente conteso fra i re di  Francia,
che vantavano pretese su di esso come discendenti degli Angioini, e lo
spagnolo  Ferdinando  il  Cattolico, parente  stretto  della  dinastia
aragonese  di Napoli. In un primo tempo Luigi dodicesimo, succeduto  a
Carlo ottavo sul trono di Francia, raggiunse un accordo con il sovrano
spagnolo  per la spartizione del regno napoletano; questo  per  fall
quasi  subito e i due contendenti tornarono a combattersi  finch  nel
1504  Napoli ed il suo territorio passarono alla Spagna, avviandosi  a
diventare per secoli soltanto un viceregno iberico.
     Prima  ancora  di  scontrarsi con la Spagna per il  possesso  del
regno  di  Napoli, Luigi dodicesimo si era impadronito del  ducato  di
Milano,  sul  quale  accampava diritti in quanto  discendente  da  una
Visconti e che considerava una importante base per le sue imprese  nel
Mezzogiorno d'Italia. Inutilmente gli si era opposto il duca di Milano
Ludovico  Maria Sforza, detto il Moro (1494-1500), che,  sconfitto  in
battaglia, fin in mano dei francesi e mor miseramente in prigione. I
francesi  tennero  il ducato fino al 1512, quando la lega  organizzata
l'anno  precedente  da  papa Giulio secondo, detta  "santa",  coalizz
contro di loro tutte le potenze europee, costringendoli ad abbandonare
il  Milanese.  Il ritorno degli Sforza nei loro antichi possessi,  con
Massimiliano, fu per di breve durata. Subentrato a Luigi  dodicesimo,
nel frattempo deceduto, il nuovo re di Francia, Francesco primo (1515-
1547),  alleatosi con i veneziani, riconquist il ducato, strappandolo
a  Massimiliano Sforza ed al suo esercito svizzero dopo soli tre anni:
nella   battaglia  di  Marignano  (l'odierna  Melegnano),   detta   la
"battaglia   dei   giganti"   (1515),  la  fanteria   elvetica   perse
sorprendentemente l'imbattibilit, sotto l'offensiva incrociata  degli
eserciti  francese  e veneziano, subendo un notevole ridimensionamento
come  forza  militare.  Dal 1515 al 1521 il ducato  rest  nell'orbita
della  Francia,  cui  venne  nuovamente  tolto  dall'imperatore  Carlo
quinto,  che  vi  insedi come suo vassallo l'ultimo  esponente  degli
Sforza,  Francesco secondo. Questi promise di lasciarlo, dopo  la  sua
morte, in eredit agli Asburgo, cosa che avvenne nel 1535.
     Il   passaggio  di  Carlo  ottavo  aveva  provocato  un  violento
scossone  anche  al  regime signorile dei Medici in Toscana.  Esiliato
Piero  per  la sua eccessiva debolezza nei confronti dei  francesi,  i
regimi che si erano succeduti dopo quello mediceo, sia quello popolare
del Savonarola, che quello aristocratico guidato da Piero Soderini, si
erano comunque appoggiati alla Francia, punto di riferimento culturale
e politico della citt toscana.
     Quando  nel  1512  la  Francia  fu costretta  a  ripiegare  e  ad
abbandonare  l'Italia  per l'offensiva degli spagnoli  e  degli  altri
stati  italiani,  associati nella "lega santa", Firenze,  incapace  di
difendersi con le proprie armi, dovette aprire
     
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     le  porte  agli spagnoli e permettere il ritorno dei Medici,  che
insediarono  Giuliano, terzogenito del Magnifico, a capo  dello  stato
fiorentino.  Il  Soderini ed il suo collaboratore Niccol  Machiavelli
dovettero ritirarsi in esilio.
     I  papi  che  si  succedettero  nel corso  di  questo  tumultuoso
periodo della storia d'Italia, ed il cui contestato operato spirituale
avrebbe  innescato la scintilla della Riforma, badarono soprattutto  a
consolidare  e difendere i propri possessi territoriali.  Essi  furono
promotori  di  leghe  e di alleanze di breve durata,  costituite  allo
scopo di favorire gli interessi dello Stato pontificio, o quelli della
propria famiglia. Alessandro sesto (1492-1503), della casata aragonese
dei  Borgia, celebre per la pratica del nepotismo e per la  corruzione
dei  costumi, non riusc a contrastare le ambizioni all'espansione  in
Italia  della  Francia e della Spagna; con la sua morte  croll  anche
l'effimero  dominio  costruito  da suo figlio  Cesare  nelle  Romagne.
Giulio  secondo  Della  Rovere (1503-1513),  un  papa  mecenate  dallo
spirito  guerriero,  costitu ben due leghe per difendere  il  proprio
territorio  dalle mire espansionistiche degli altri stati;  la  prima,
detta   "di  Cambrai"  perch  sottoscritta  nella  omonima  cittadina
francese  nel  1508,  fu  scatenata contro i  veneziani,  che  vennero
battuti  ad Agnadello (1509), mentre la seconda, detta "santa" (1511),
fu  indirizzata a danno dei francesi, che furono costretti a ripiegare
e  ad  abbandonare provvisoriamente il ducato di Milano. Con l'avvento
al  seggio  papale  di  un  altro figlio del Magnifico,  Giovanni  de'
Medici, con il nome di Leone decimo (1513-1521), il fasto della  corte
papale  arriv all'apogeo, ma la debolezza italiana, con la caduta  di
Milano,  era  destinata ad aggravarsi, mentre esplodeva  l'attacco  di
Lutero alla Chiesa.
     La  repubblica di Venezia rimaneva la sola potenza italiana degna
di  questo  nome.  Ad un passo dalla catastrofe dopo la  battaglia  di
Agnadello,  che  la  vide  assalita  dalla  Francia,  dalla  Spagna  e
dall'impero,  essa  riusc a resistere, grazie  al  concreto  appoggio
della  popolazione ed al voltafaccia politico del papa Giulio secondo,
che,  preoccupato  per l'accresciuto potere della Francia  in  Italia,
usc  dalla  lega  di  Cambrai e, quando Luigi dodicesimo  convoc  un
concilio a Pisa per deporlo, promosse contro di lui la lega santa.  Se
in  terraferma veniva continuamente impegnata in campagne militari ora
favorevoli  ora contrarie, nel Mediterraneo Venezia doveva  difendersi
dall'avanzata turca, mentre vedeva emergere la concorrenza commerciale
dei  portoghesi, sviluppatasi grazie ai nuovi itinerari  oceanici.  La
stessa  Venezia,  comunque, lungi anch'essa dal proporre  una  qualche
forma  di  solidariet o cooperazione fra gli stati italiani, concorse
al   mantenimento   della  frammentazione  politica  della   penisola,
dedicandosi  al  puro  rafforzamento del proprio  stato  a  danno  dei
confinanti,  soprattutto  del ducato milanese,  che  contribu  a  far
cadere, alleandosi nel 1515 con Francesco primo.
